Retaker del Mese: Marco

Come hai conosciuto Retake Roma?

Direi un incontro casuale, ma fortemente voluto e cercato. Una domenica mattina nel novembre 2014, partecipando con un'associazione locale ad un intervento di riqualificazione di un parco, ho visto per la prima volta le pettorine blu di Retake Roma. È stato un attimo. La sera stessa l'iscrizione al gruppo Facebook di zona e a distanza di due settimane il primo retake, che ricordo come fosse ieri. Da quel giorno è diventato praticamente uno stile di vita. Di retake ne ho fatti tanti tantissimi, da solo, in due, in quattro in dieci ma anche cento persone. Sono momenti indimenticabili.

 

Cosa rappresenta per te retake?

Per me rappresenta ormai una vera e propria scelta di vita, quasi un percorso, che mi ha portato in maniera sempre più convinta a scegliere di opporre l'azione al lassismo e la partecipazione all'indifferenza. La forza straordinaria di questa associazione è quella di riuscire a incanalare in maniera positiva e costruttiva la rabbia e la frustrazione che si provano quando, girando per le strade di Roma, ti guardi intorno e non ti riconosci in troppe delle cose che vedi. A quel punto le possibilità sono due: rassegnarsi o reagire. Ho scelto la seconda, consapevole che il mio contributo sia la classica goccia nel mare, rappresentando però nello stesso tempo una importantissima testimonianza che il cambiamento è possibile e che può partire da ciascuno di noi.

 

Racconta un episodio divertente accaduto durante retake.

Non ho un episodio in particolare, ma tante piccole situazioni divertenti quelle sì. Come quando una ragazza iniziò a fotografarci perché non aveva mai visto in 25 anni nessuno prendersi cura di quel luogo, oppure quei bambini che aiutandoci a dipingere un muro intingevano completamente il pennello nella tinta lasciandosi poi alle spalle una scia di colore, o anche quando un passante ci chiese di spostarci a togliere erbacce sotto la sua abitazione perché ce n'erano molte di più rispetto dove eravamo in quel momento. E come non ricordare quando abbiamo rinvenuto un servizio di piatti tra le sterpaglie, o quando mi rimase in mano la cordicella per avviare il decespugliatore. Il retake è divertente per sua stessa natura e, se lo prendi troppo sul serio, vuol dire che non lo stai vivendo con lo spirito giusto. Parola d'ordine: leggerezza.

 

Cosa dici a chi non conosce ancora retake?

Penso che il primo diritto-dovere di un cittadino sia quello di segnalare le criticità alle istituzioni preposte. Ma se non c'è verso di venirne a capo, e quell'angolo di degrado sotto casa diventa difficile da digerire e sopportare, come dico sempre: "regalatevi questa gioia", perché la soddisfazione che ne scaturisce "non ha prezzo". Iscriversi a un gruppo di zona è semplice, non ci sono moduli da compilare o quote da pagare. Bisogna solo mettere in campo la voglia di essere protagonisti in prima persona della vita del territorio in cui si vive.